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Estratto COME UN CIELO SENZA NUVOLE

«L’esercito non ti ha cambiato di una virgola» tuonò e le sue parole rimbombarono fra le pareti.

«Potrei dire lo stesso» berciai, livido in volto. «Phoebe come sta?».

Papà accusò il colpo e abbassò lo sguardo. «Non la sento da tempo» mormorò appena.

«Stronzate!» urlai io, scaraventando le mani sulla scrivania. Papà fece lo stesso.

Eravamo faccia a faccia e i nostri respiri affannati si dissolverono nell’aria.

«Non usare quel tono con me» intimò, puntandomi con l’indice. I suoi occhi erano inflessibili come il ghiaccio e non trasparivano emozioni se non rabbia. Nei miei nocciola zampillavano fiamme di fuoco.

«Altrimenti?» lo sfidai.

Incanalò aria in grandi quantità, calmandosi. Raddrizzò le spalle, si sistemò la giacca che inevitabilmente s’era sgualcita sui fianchi e guardandomi appena mi diede le spalle. «Sei tornato a casa figliolo e fin quando starai sotto questo tetto, dovrai sottostare alle mie regole».

Grugnii contrariato, stringendo i pugni. Poteva pure dimenticarselo che sottostessi alle sue fottute regole. Non l’avevo fatto in passato e non l’avrei fatto in quel momento. Se voleva che continuasse l’epoca della ribellione, beh… l’avrei continuata con piacere.

«Porterai fede agli impegni presi, nel rispetto della tua famiglia e delle nostre tradizioni».

«Scordatelo!» sibilai sotto voce. Lui non si arrestò.

«Ma soprattutto…» si voltò e mi colpì col suo sguardo di ghiaccio, le sue parole austere, «starai lontano da Belle».

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