“Destroy”, Alessia D’Ambrosio
- TITOLO: Destroy – Noi siamo distruzione
- AUTORE: Alessia D’Ambrosio
- EDITORE: Queen Edizioni
- GENERE: Dark Academia Romance
- SERIE: Velarion Academy #1
- FORMATO: Ebook – cartaceo
- PREZZO: 3,99€ – 15,90€
- DATA DI PUBBLICAZIONE: 18 settembre2026 Trama
Alla Velarion, tutto si regge sull’equilibrio tra trionfo e rovina. Nessuno arriva qui per caso. Nessuno ci resta senza pagare un prezzo.
Io sono il migliore lottatore che l’Accademia abbia mai avuto. Disciplinato. Temuto. Come Achille, prima che la morte lo toccasse davvero. Quando Patricia Vale è morta, tutto è cambiato. Non perché avessi qualcosa da nascondere. Ma perché sapevano che, se solo avessi avuto il coraggio, l’avrei lasciata per Briseide Kallaros, la ragazza che non avrei mai dovuto guardare Non mi fido di lei. Ma non riesco a starle lontano. Mi chiamo Killian Rhodes. E questa è la mia guerra.
Alla Velarion, nulla è mai solo quello che sembra. Qui, nessuno è davvero innocente. Killian Rhodes non è solo il lottatore che tutti rispettano. Era il ragazzo della mia compagna di stanza, quello che mi guardava come se avesse già scelto, anche se non avrebbe mai dovuto.
Adesso viviamo nella stessa stanza. Ma parliamo come nemici.
Eppure, in ogni sguardo che ci lanciamo, c’è una promessa non detta che minaccia di esplodere. Qualcuno ci vuole qui, insieme.
E quel qualcuno conosce segreti che io stessa ho cercato di dimenticare. Mi chiamo Briseide Kallaros e questa è la storia che nessuno avrebbe dovuto raccontare.
Perché Patricia è morta. E io non credo più a nessuno. Nemmeno a lui.
Recensione
Ho letto questo romanzo aspettandomi tutt’altro. Sarà forse per l’ispirazione all’Iliade, per i richiami ad Achille e Briseide, seppur con nomi e dinamiche adattati alla storia, ma nel mio immaginario pensavo di ritrovare un’ambientazione più storica, quasi medievale, qualcosa di più ricco e “romanzato” anche dal punto di vista scenografico. E invece ci troviamo in un’Accademia fatta spesso di pareti bianche, ambienti essenziali, quasi spogli e asettici. E, riflettendoci, credo che questa scelta non sia affatto casuale. Perché in Destroy l’ambientazione passa quasi in secondo piano rispetto a ciò che accade dentro la mente dei protagonisti. Quello che domina è la rabbia. La rabbia di Killian, che per troppo tempo viene trattenuta, lo logora dall’interno e poi, inevitabilmente, esplode. Ed è impossibile non pensare all’ira di Achille nell’Iliade, quell’ira che diventa talmente potente da cambiare il corso degli eventi e trascinare tutti verso la guerra. E poi c’è Iside. Una ragazza forte, empatica, determinata, che studia medicina ma che, allo stesso tempo, diventa qualcosa di molto più profondo per Killian: il suo tallone d’Achille. Tra loro è un continuo amore e odio, attrazione e repulsione, avvicinamento e fuga. E capitolo dopo capitolo si percepisce l’evoluzione dei loro sentimenti, la loro crescita, fino ad arrivare a un punto in cui diventa evidente una cosa: da ciò che provano non possono più fuggire. Sono sentimenti che diventano sempre più forti e incontrollabili, nel bene e nel male. Ed è proprio qui che il romanzo costruisce una fortissima tensione emotiva. Non sai di chi fidarti. Non sai cosa sia vero. Non riesci a capire se ciò che sta accadendo porterà qualcosa di positivo o di terribile. E questa sensazione non rimane soltanto nei protagonisti: arriva direttamente al lettore. Ti ritrovi arrabbiato per certe azioni, incredulo davanti ad altre, e persino a sperare che tutto sia soltanto un incubo, che basti svegliarsi per scoprire che non è successo davvero. Ma non lo è. E poi c’è un altro aspetto che rende l’Accademia ancora più inquietante: la fase sperimentale. Controlli della mente, iniezioni, esperimenti e punizioni diventano parte di un sistema in cui gli studenti non sono più semplicemente persone, ma quasi soggetti da manipolare e studiare. La loro mente e il loro corpo diventano terreno di sperimentazione. Ed è qui che il concetto del controllo assume una dimensione ancora più inquietante: non si tratta soltanto di qualcuno che decide per loro, ma di qualcuno che può arrivare a modificarli, condizionarli e punirli. Le persone dell’Accademia sembrano diventare vere e proprie pedine nelle mani di qualcuno di più potente, qualcuno che non vediamo e di cui non conosciamo ancora completamente le intenzioni. Ed è qui che ho ritrovato un altro fortissimo richiamo all’Iliade: gli dèi di Omero. Anche loro osservano dall’alto, intervengono nelle vicende umane, condizionano le scelte e modificano il destino dei protagonisti. Non sono sempre visibili, ma la loro presenza si sente continuamente attraverso ciò che accade. In Destroy quella stessa sensazione di essere controllati da qualcosa che non possiamo vedere è costante. Solo che qui gli “dèi” non scagliano fulmini dal cielo: controllano menti, sperimentano sui corpi, impongono punizioni e muovono esseri umani come pedine. E forse è proprio questo a rendere tutto ancora più inquietante. Il finale, poi, rimane aperto. Non ci dà risposte. Anzi, lascia addosso la sensazione che quello che abbiamo appena letto sia soltanto l’inizio. E se queste sono le premesse, il prossimo capitolo non potrà che essere una battaglia durissima. È come trovarsi nell’occhio del ciclone: per un attimo tutto sembra fermo, ma percepisci chiaramente che intorno a te sta per arrivare la distruzione. E la domanda che rimane alla fine è una sola: quanto ancora dovranno perdere prima che tutto venga distrutto?